Nel mese della Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne voglio riflettere su un tipo di violenza a cui spesso non badiamo neanche più. Una violenza nostrana, che ci scivola dalle mani come una prassi, la violenza psicologica nel lavoro.

Riflettevo sui colloqui in cui ancora oggi ad una donna in età fertile o appena sposata, vengono poste determinate domande, che violano la privacy della stessa e che esulano da quello che è il lavoro.
E’ SPOSATA? HA FIGLI? HA INTENZIONE DI AVERE BAMBINI?”
Perché accade questo? In un mondo tutto al maschile, la mamma non è fatta per la carriera, perché vuole formare una famiglia, perché è poco produttiva, perché potrebbe mancare se il bimbo sta male. Tanti perché, anche superficiali, che gravitano attorno ad un concetto: quello che la Mamma appartenga ad una categoria da scartare. Almeno lavorativamente. Perché alla Mamma vengono riconosciute solo le doti di Cura, e null’altro.

Tu Donna, non solo partorirai con dolore, sappi che sarai costretta a scegliere tra carriera e famiglia, spesso dovrai decidere a priori se essere indipendente economicamente o “pesare” sulle spalle di tuo marito.

Una storia come quella di tante di noi, lei lavorava, ma con l’inizio della gravidanza è stata costretta a licenziarsi. Se non avesse afferrato il concetto, sicuramente sarebbe stata condannata alla peggior violenza sul posto di lavoro, il Mobbing dei turni assurdi.
Avete mai visto il film, “Gli ultimi saranno gli ultimi”? Lei alla fine del film perde la testa, prende una pistola e corre a minacciare il suo datore di lavoro di farla reintegrare nella produzione (ma c’è una sorta di lieto fine fortunatamente)

E se non avesse dato di matto? Avrebbe giurato che era solo triste, ma che la sua vita fosse normale. Dentro di sé avrebbe combattuto forse con un demone peggiore, la Depressione.
Lo Stato non ci aiuta, e insieme a questa cultura maschilista crea mostri depressi, come tante di noi.
Parliamo di fatti.
Welfare significa Benessere.
In Italia il Benessere è quasi totalmente assente. Lo dicono le statistiche che pongono il nostro Stato tra gli ultimi in Europa. Oltre ad esser costrette a scegliere tra figli e carriera, in Italia il salario delle donne è inferiore a quello degli uomini. In Italia ci sono poche donne ai vertici. In Italia si è costretti (come quella mamma ) a scegliere tra figli e carriera, e se si sceglie la carriera vengono meno i figli perchè le aziende sono poco inclini alla maternità, poco flessibili e non esistono Asili aziendali (o per lo meno non sono ancora parte integrante della nostra cultura)

La Mamma è la prima vittima del precariato

Cosa dobbiamo fare?
Lo Stato non è riuscito ad imporre delle regole, non riusciremo mai ad uscire fuori da questo circolo vizioso se la cultura rimane ancora Uomo-centrica.
Noi per prime dobbiamo abbandonare il punto di vista maschile. Noi per prime dobbiamo essere e mostrarci al mondo per quel che siamo. Siamo donne e molte di noi sono Mamme. Non c’è nulla di cui vergognarsi.
Noi per prime dobbiamo eliminare le guerre fratricide (che poi sono guerre fra poveri) tra donne, allearci e studiare un piano
Non una di meno scenderà in piazza il 25 Novembre. Ha un un piano, eccolo qui: LINK

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