In Italia vivono 4,5 milioni disabili di cui solo il 18% ha un lavoro, supportati da pochi servizi e per i quali la quasi totale assistenza è effettuata dalle famiglie.
La cronaca riporta, ancora e troppo spesso, storie di discriminazione, situazioni di esclusione, episodi di odio, bullismo, violenza, sacche di segregazione.

Ma oltre a questo mosaico negativo in modo evidente, ci sono anche drammi umani e familiari che si consumano nel silenzio dell’isolamento e della rassegnazione, quasi fossero l’esito ineluttabile di tragiche fatalità delle quali non esistono responsabili e responsabilità: nella scuola, nel lavoro, nelle nostre città, nelle politiche inclusive…
I diritti sanciti nell’articolato della Convenzione Onu del 2009 – in particolare quelli alla salute, allo studio, all’inserimento lavorativo, all’accessibilità – non sono ancora perfezionati e la causa di questo è la mancata attuazione delle normative, dovuta probabilmente alla lentezza delle amministrazioni nel loro recepimento e alla scarsità di risorse finanziarie.

Spesso mi trovo a pensare che la vera disabilitá si trovi negli occhi, nei cuori e nelle menti di noi così detti normodotati

Se solo ognuno di noi non guardasse all’altro nelle spasmodica ricerca della perfezione o di quello che il nostro tempo ci porta a credere che si la PERFEZIONE… allora sicuramente si farebbe un enorme passo avanti verso l’inclusione e il rispetto di ogni essere perché ognuno di noi è differente e proprio questa differenza dovrebbe essere una ricchezza perché ognuno sa e può insegnare all’altro!

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