La gelosia e l’invidia, come tutti i sentimenti, hanno origini molto lontane, soprattutto tra donne, infatti c’è una tipica espressione specifica che dice

EVA CONTRO EVA”.

Essendo le donne, da sempre, in competizione tra loro hanno fatto sì che l’invidia si delineasse come un sentimento molto femminile, che ha meritato addirittura un posto nel Purgatorio della Divina Commedia e che in psicologia viene descritto come un meccanismo di difesa messo in atto per rivalersi dalle proprie fragilità o capacità ritenute inferiori rispetto ad altri.

Basta pensare all’immaginario di fiabe e miti che è ricco di figure femminili acide e fatali.

Donne erano le sorellastre che pur di non vedere Cenerentola al ballo del principe le strapparono il vestito.

Donna era anche la matrigna di Biancaneve, invidiosa della bellezza della figliastra.

Donna era anche Medusa che invidiava a tal punto Ariel che le ha preso prima la voce e poi ha provato a rubarle anche il bel principe.

Che sia per attirare l’attenzione di un uomo o per questioni lavorative le donne tra loro fanno fatica ad instaurare delle relazioni senza competizione e senza invidia.
La competizione femminile è difficilmente dichiarata apertamente ed è giudicata in modo negativo dalla società. Per questo motivo le tattiche femminili di rivalità sono nascoste e si rivelano attraverso attacchi laterali e subdoli, cosa che non avviene nel mondo maschile dove si preferisce uno scontro diretto tra due soggetti in cui uno vince e l’altro perde.

La prima tattica che il popolo femminile adotta è il pettegolezzo, la nomea di una persona, una volta consolidata dalle chiacchiere e dai pettegolezzi, resta quasi come un marchio per tutta la vita, anche se in effetti è priva di qualsiasi fondamento, questa strategia, quindi, è anche più subdola e feroce rispetto ad un qualsiasi altro modo di confrontarsi, come uno scontro fisico, perché lascia il segno, cosa che le altre cose, una volta portate a termine, perdono completamente di efficacia, si dimenticano.

Ma che sia per attirare l’attenzione di un uomo che ci piace o per sminuire la collega agli occhi del capo o semplicemente perché vogliamo essere più ammirate o corteggiate rispetto a un’altra il comune denominatore di tutto è l‘INVIDIA!

Ma se invece non volete dare la colpa all’INVIDIA per le altre rappresentanti del gentil sesso potete incolpare la scienza.

Infatti secondo un team di ricercatori italiani dell’Università di Padova e di Parma per scatenare la competizione tra donne basta la presenza nell’aria di un odore che si chiama ANDOSTRADIENONE. Dalle ricerche sembrerebbe che la presenza di questo steroide scateni una reazione comportamentale tra le donne che le porta a soffermarsi di più sull’analisi dei volti e delle caratteristiche con particolare circospezione.

Quindi per il momento continueremo ad invidiare (per una volta) gli uomini per il senso di solidarietà, per la capacità di associarsi e per la tranquillità con cui riconoscono e accettano le qualità altrui, almeno finché la scienza non troverà un altro steroide che faccia in modo che la rivalità tra donne si annulli e ci faccia accettare le altre con più leggerezza, senza competizione e soprattutto senza invidia.