Sentiamo molto spesso parlare di bullismo, ed è per questo motivo che abbiamo scelto di trattare questo argomento, anche se ci sono un infinità di cose da sapere, sembra che non si finisca mai di capire fino in fondo questo problema che accomuna molto ragazzi di diverse età.
Abbiamo chiesto aiuto alla Dottoressa D’Anversa, psicologa,  per avere delle piccole delucidazioni ma soprattutto dei piccoli accorgimenti per aiutare noi mamme a capire se  nostro figlio è vittima di bullismo e come comportarci.
COS’È IL BULLISMO:
È necessario partire dalla definizione di bullismo per evitare generalizzazioni pericolose. Per poter distinguere il bullismo dal teppismo, da atti violenti generici, dal “sano e normale” litigio tra coetanei, può risultare utile la definizione che ha elaborato nel 1996-1997 Dan Olweus, psicologo norvegese, considerato da molti il pioniere della ricerca sul bullismo, perché è stato il primo ad analizzare il fenomeno con studi su larga scala (1978).

SecondoOlweus “un bambino che subisce prepotenze, è vittima di bullismo, quando è esposto ripetutamente e per lungo tempo alle azioni ostili di uno o più compagni” e quando queste azioni sono compiute in una situazione di squilibrio di forze, ossia in una relazione asimmetrica “il ragazzo esposto ai tormenti evidenzia difficoltà nel difendersi

Quali sono le caratteristiche essenziali del bullismo?
L’intenzionalità: il bullo vuole provocare intenzionalmente un danno alla vittima;
La persistenza: le azioni ostili devono durare almeno qualche settimana e possono proseguire per mesi o anni;
Lo squilibrio di potere: la vittima è impossibilitata a difendersi.
Quali sono le azioni, individuali o collettive, compiute nei confronti della vittima?
Verbali, ad esempio minacciare, insultare, deridere, offendere, sottolineare aspetti razziali;
Fisiche, maggiormente utilizzate dai maschi, come prendere a pugni, dare calci, spintonare, sottrarre o rovinare gli oggetti di proprietà della vittima;
Indirette, privilegiate dalle femmine, ad esempio fare pettegolezzi, isolare dal gruppo, diffondere calunnie.
C’è differenza tra bullismo maschile o femminile?
Per il bullismo femminile e maschile dalle ricerche condotte nel nostro Paese da Ada Fonzi nel 1997 è emerso che le femmine che ritenevano di essere prepotenti raggiungevano percentuali consistenti e a volte maggiori rispetto ai maschi.
Il bullismo femminile è poco vistoso, è subdolo, quindi difficile da individuare; spesso si pensa che l’isolamento della vittima sia dovuto alla sua eccessiva timidezza. È evidente che in questa situazione sia davvero problematico per la vittima chiedere aiuto.
Come può un genitore capire se il figlio/a è vittima di bullismo?
Sicuramente non è facile individuare quando il proprio figlio è vittima di bullismo. Infatti spesso le vittime tendono a negare per una serie di motivi tra cui la paura delle ritorsioni o quella di apparire deboli, tuttavia il genitore può porre attenzione ad alcuni segnali che non necessariamente indicano la presenza di bullismo, ma che comunque evidenziano uno stato di disagio emotivo da parte del proprio figlio.

1. Il ragazzo trova scuse per non andare a scuola.
2. Presenta una regressione a fenomeni tipici di età precedenti (es. torna a bagnare il letto, ho a incubi notturni frequenti ecc.).
3. Mostra segni di ansia e sintomi fisici (mal di pancia o testa, ecc.)
4. Lamenta problemi del sonno (difficoltà di addormentamento, risvegli continui durante la notte ecc.)
5. Torna a casa continuamente con oggetti rovinati o ferite.
6. Compie strani percorsi per arrivare alla propria scuola, spesso allungando molto il tragitto.
7. Dice di avere amici ma non partecipa mai ad alcuna situazione sociale, quali ad esempio feste, uscite ecc.
8. Perde denaro e ne chiede in continuazione, senza giustificato motivo.
9. Presenta degli improvvisi e ingiustificati scoppi di rabbia nei confronti di famigliari e soprattutto dei fratelli più piccoli.
10. Quando gli si chiede cosa stia succedendo, evita di rispondere o diviene aggressivo.
11. Non riesce a concentrarsi sui compiti e il suo rendimento scolastico peggiora in maniera significativa.
12. Compie atti per lui inconsueti come ad esempio non andare a scuola, rubare piccoli oggetti nei supermercati, cc.
Questi segnali devono essere integrati da quanto osservato dagli insegnanti a scuola come ad esempio se l’allievo viene schermato di continuo, non viene scelto se non sotto sollecitazione dell’insegnante quando si organizzano giochi di squadra tende ad avvicinarsi all’insegnante anche nei momenti di gioco o ricreazione, non interviene mai nelle discussioni in classe e quando viene sollecitato si mostra estremamente impacciato e timoroso, peggioramento drastico nel rendimento scolastico.
Come deve comportarsi un genitore o un insegnante quando scopre un bambino o ragazzo vittima di bullismo?
I genitori e gli insegnanti possono nell’immediato compiere quattro passi importanti
1. Possono incoraggiare il ragazzo a parlare dell’accaduto apertamente senza provare sentimenti di colpa e vergogna.
L’adulto deve attribuire il giusto peso all’evento senza cedere ad un’eccessiva drammatizzazione.
2. Non sottoporre il ragazzo ad un interrogatorio ascoltate senza interrompere rispettando i suoi tempi senza pretendere tutto è subito non costringerlo a riferire dettagli umilianti, evitiamo che il racconto dell’accaduto diventi un’ulteriore situazione di stress emotivo. Se l’adulto si mostrerà rispettoso e non invadente il ragazzo si aprirà gradualmente e racconterà anche gli aspetti più delicati.
3. Coinvolgere il ragazzo sulla decisione dei passi da compiere. Il genitore deve infatti evitare di compiere azioni che scavalchino completamente la volontà del ragazzo relegandolo ad una posizione passiva. Il messaggio che potrebbe passare altrimenti è: “Non mi preoccupo delle tue emozioni e non prendo in considerazione la tua opinione e i tuoi timori” come ha già fatto il bullo.
4. Fissare un incontro a scuola al fine di discutere dell’accaduto e progettare le azioni da intraprendere.

Quali sono gli errori da evitare in caso di bullismo?
La rabbia e l’agitazione aumentano solo la tensione emotiva del bambino. Provare colpa o vergogna può succedere ma come abbiamo visto la vittima di bullismo tende a colpevolizzarsi e se il genitore contribuisce a tale sensazione sarebbe gravissimo. Per quanto timido o provocatore non si può attribuire al ragazzo la responsabilità del bullismo, far credere al proprio figlio che l’accaduto sia una cosa poco importante, il bullismo deve essere preso seriamente a partire dagli adulti, quindi è vero che è giusto non drammatizzare eccessivamente ma non deve essere considerato un fatto di scarsa rilevanza o addirittura normale. Non precipitarsi a scuola a dare la colpa agli insegnanti che in alcun modo possono esserne responsabili inoltre trasmettere ai vostri figli che la scuola è un luogo pericoloso e invece importante stabilire un’alleanza positiva e costruttiva tra scuola e famiglia in modo che il ragazzo mantenga una buona fiducia nei confronti degli adulti che lo circondano.